Se giochi in coppa, e vinci mostrando voglia e carattere, per poi sembrare un’altra squadra solo cinque giorni dopo in campionato, significa che un problema di dualismo nell’affrontare due competizioni diverse. Il Catania visto contro il Pescara è stato concreto, sempre in partita, al cospetto di un avversario tutt’altro che semplice e senz’altro più pericoloso del Sorrento visto ieri sera. Eppure i rossazzurri sono riusciti a perdere male, creando qualcosa ma senza mai concretizzare: i rossoneri oltretutto non si sono mai difesi e basta, al contrario hanno giocato a viso aperto senza risparmiarsi.
Ma allora perché la squadra di Lucarelli in campionato perde tanto (8 sconfitte su 18 gare giocate) e segna poco? Potrebbe essere un problema fisico, ma lo è anche mentale: le ultime tre partite giocate hanno un copione simile a tante altre viste con Tabbiani in panchina, al contrario di quanto succedeva con il neo tecnico appena insediatosi. Si è un po’ perso lo spirito combattivo che serve in queste uscite, quello che il tecnico ex Ternana ha pubblicamente chiesto ai giocatori parlando ai microfoni nel post-gara. Contro il Benevento gli ultimi 90‘ per passare un Natale meno amaro, pensando a gennaio con più lucidità.


