La gara contro la Casertana ha lasciato in eredità una sola certezza dal punto di vista del campo: il Catania ha un buon portiere ed un ottimo attaccante. Dini e Inglese sono stati i migliori in campo, il primo perché ha salvato il risultato sull’ultima fiammata degli ospiti generata da un calcio d’angolo; il secondo non tanto per la rete dal dischetto, quanto per l’abnegazione, la tecnica e la personalità mostrate in campo. La rincorsa in pressione del numero nove sul portiere avversario, quando il resto della squadra appariva ferma e smarrita è stato il simbolo della distanza fra l’ex Parma e molti altri suoi compagni. La condizione fisica ritrovata e la voglia di dare l’esempio sono quel quid in più che rende il centravanti etneo un lusso per la categoria.
Peccato che in pochi seguano le orme di Inglese e le difficoltà espresse nel secondo tempo ed anche in altre circostanze, avrebbero dovuto fare riflettere sulla possibilità che Di Tacchio e De Rose tirino sempre la carretta in mezzo al campo vista la non più tenera età. Al sessantesimo minuto le energie crollano, il baricentro si abbassa e gli avversari prendono fiducia. Un copione visto anche a Monopoli, dove poi l’impeto “corallino” del finale aveva fatto trovare il coniglio dal cilindro. La realtà dei fatti è che dal mercato il Catania ha trovato per ora solo un ottimo portiere, poi è tutto da rivedere, così come lo stesso Allegretto, autore di una buona prestazione in terra pugliese e di disastri con la Casertana. Due punti di riferimento non bastano, l’ossatura centrale potrebbe essere rinforzata da un Di Tacchio tirato a lucido, ma mancano davvero tanti tasselli nel puzzle di Toscano.


