Il Catania si lecca le ferite dopo la pesante sconfitta di Benevento, non tanto devastante per i tre punti persi, quanto per il passaggio repentino da emozioni positive a sconforto. La sfida del Vigorito è il classico caso di ‘sliding doors’ in cui in un frangente ti senti pronto rivitalizzato e pronto per grandi imprese, e l’attimo dopo svuotato e inerme. Ecco l’attimo in questione è stato tra il settantaseiesimo ed il settantottesimo minuto della gara con i campani, quando in due minuti gli etnei si sono fatti trafiggere dimostrando le solite amnesie difensive e una passività fino a quel momento mai palesata.
Dopo l’1-2 di Jimenez in una partita ben giocata contro la capolista, la stagione del Catania sembrava potesse riprendere incredibilmente vigore, senza voli pindarici ma con sano ottimismo. Al novantesimo rimangono in mente solo due immagini: l’esultanza dell’ex Simonetti e l’infortunio di Jimenez. Ecco la concretizzazione dello sliding doors, con l’aggravante dell’ennesimo problema muscolare che mette in serio dubbio la presenze nelle prossime partite del giocatore più fantasioso della rosa. La sensazione è sempre la stessa e cioè che quando la stagione è negativa c’è poco da fare, ma perchè a Catania ad un certo punto quasi tutte le stagioni diventano negative?
Gli etnei hanno perso la solidità, quella solidità difensiva che aveva permesso di credere in qualcosa di ambizioso, quella capacità di limitare gli attacchi avversari che non avrebbe dovuto generare appena 2 punti in 5 trasferte in cui hai segnato due gol (Giugliano; Foggia; Crotone; Avellino e Benevento). Una squadra che vuole competere non può lasciare punti ed occasioni per strada anche quando i presupposti sono i più positivi. Così non si potrà pensare in grande neanche nei playoff, dove proprio la solidità fa ancor di più la differenza. Intanto si continua a costruire, ma i problemi di inizio anno non sono mai stati risolti.
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Nessun rispetto per la maglia, per Catania e per i suoi tifosi…gentaglia di calciatori!