D’Ausilio: “Io il poeta del Catania, avevo voglia di rifarmi dopo Caserta”

Il trequartista si racconta con leggerezza ed autenticità

In una lunga intervista al quotidiano La Sicilia, Michele D’Ausilio si lascia andare a racconti sullo spogliatoio, sul suo presente rossazzurro e sul rapporto con i compagni:

Sto meravigliosamente, in Campania ho sbagliato io e l’ho capito guardando il video, poi ho pensato subito ad allenarmi. Certo che vorrei giocare sempre, però in panchina sappiamo che possiamo entrare in qualsiasi momento per determinare ed aiutare i compagni. La situazione del secondo gol la prepariamo in settimana, ho visto Cicerelli in mezzo e poi è stato bravo lui di tacco.

Ricevere gli applausi di quasi 17mila persone non è certo qualcosa che capita tutti i giorni a chi gioca a calcio. In Serie C non esiste, in Serie B sono poche le piazze che possono vantare un pubblico così numeroso. Le emozioni le rimando al bilancio di fine stagione; il gol arriverà, ne sono sicuro, ma non ho ansia da prestazione: preferisco offrire il passaggio giusto ai compagni.

Tutto è cominciato alla vigilia della partita, abbiamo chiesto le maglie di Aloi e Chilafi ai magazzinieri e la società ha dato il via libera; le casacche sono rimaste nascoste in panchina in attesa dei gol che sono arrivati. Volevamo coinvolgere anche chi ora non può scendere in campo: io e Cicerelli abbiamo chiamato Aloi già prima del match, dal ritiro, e poi abbiamo condiviso sensazioni ed emozioni; la sua gioia per i tre punti è stata la nostra.

L’iniziativa è stata organizzata dal gruppo: io, Cicerelli e Aloi (che poi non ha partecipato perché si è infortunato due giorni prima), con l’aiuto di Jimenez, spagnolo che conosce Madrid e ci ha fatto da guida e interprete. Al Bernabéu è stata una giornata significativa, per le cose viste e per l’amicizia che si è ulteriormente rinsaldata.

A Casarano ci aspetta una partita dura: la prepareremo come sempre, con la stessa attenzione riservata alle altre gare. La realtà pugliese è calorosa; siamo forti, ma se vogliamo puntare al titolo dovremo lottare per ogni singolo punto.

Quando ho iniziato a parlare con il direttore Pastore sapevo che qui non avrei avuto la certezza del posto da titolare. Ho accettato questa nuova dimensione perché mi piace mettermi in gioco e lavorare con compagni di grande qualità. Anche contro l’Altamura la gara è cambiata con l’ingresso di chi era partito dalla panchina: Pieraccini è un ragazzo per bene, dentro e fuori dal campo, e contro l’Altamura ha fatto una partita ottima dopo una prova sottotono a Cerignola. È tornato a offrire le garanzie che l’ambiente si aspetta da un giovane con prospettive.

Ho portato la famiglia con me e mi sento come a casa; vivo la città nella quotidianità e questo mi piace. Lunetta mi chiama poeta? Trascrivo frasi e pensieri che poi condivido con la squadra: sono stimoli, e se serve un po’ di ironia non mi tiro indietro, tutto dipende dal momento“.

Redazione

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