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Grande carattere di questo Catania
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Che non sarebbe stata una partita per niente facile, lo sapevamo. Sapevamo pure che l’Atalanta arrivava a questo match con tre pareggi consecutivi alle spalle e che di certo, davanti al pubblico amico, avrebbe voluto portare a casa 3 punti fondamentali per incrementare la propria classifica. Sapevamo, anche, che il Catania veniva da un periodo per certi versi negativo, fatto di due sconfitte casalinghe di fila in campionato. Ma ciò di cui eravamo più certi era il carattere immenso di questa squadra, di questo gruppo di uomini, prima che di calciatori, insomma di questo Catania.
Non era affatto semplice andare a giocare a Bergamo, nella città e nello stadio ospitante la squadra, l’Atalanta, se non la più in forma, quanto meno la più arrabbiata ed affamata d’Italia per via della penalizzazione in classifica. Qui ci avevano lasciato le penne in molti; molti altri, invece, si erano visti “risparmiati”, ai quali era stato lasciato un solo punto da mettere in saccoccia, guadagnato chi meritatamente, chi fortunatamente. Possiamo dire, con tutta sincerità, che questo Catania lo ha portato via, il punto, davvero in maniera meritata, su questo non vi è dubbio.
Che sarebbe stato se lo scellerato arbitro Giannoccaro, invece di estrarre in maniera così frettolosa e quanto meno assai fiscale quel secondo cartellino giallo sventolato in faccia al povero Spolli, reo di essersi fatto appoggiare un mano sulla spalla dal furbo quanto già esperto Denis, avesse lasciato il cartellino nel suo taschino? Non lo sapremo mai, purtroppo. Ciò che sappiamo, e che possiamo dire con una certa onestà, è che la squadra etnea ha tenuto per quasi tutto il primo tempo il pallino del gioco in mano, annullando parzialmente la pur ottima, fin qui, compagine bergamasca allenata da Stefano Colantuono, per altro ex degli etnei.
Il 3-5-2, modulo ormai collaudato e a cui Vincenzo Montella non sembra più voler rinunciare, aveva funzionato molto bene nella prima frazione di gara, quando la partita si stava giocando 11 contro 11. Fasce ben presidiate, soprattutto quella di sinistra nella quale agiva Marchese, autore del bellissimo cross per l’altrettanto stupendo goal di testa del rigenerato Legrottaglie, abile a sfruttare le sua grandi doti in elevazione, punendo inesorabilmente il portiere avversario.
Una delle “stelle” orobiche, l’ex di turno Schelotto, era stato completamente oscurato da un’eclissi improvvisa chiamata Marchese, bravissimo nel disturbagli sempre il cross e a chiudergli l’angolo di appoggio. Barrientos era stato spostato un paio di metri più avanti, nel ruolo insolito di seconda punta- svolto per altro molto bene -, ruolo in cui ha fatto letteralmente impazzire il povero Masiello, il quale è dovuto ricorrere spesso al fallo per fermare il folletto rossazzurro. E che dire poi di Almiròn, vero trascinatore di questo Catania, fattosi letteralmente in quattro pur di aiutare la squadra in un momento di difficoltà generale, dettato appunto dall’inferiorità numerica, e di far rifiatare la squadra dopo i continui momenti di apnea pura causati dal continuo assedio nerazzurro?
Stavolta non si può imputare nulla a questo gruppo. E’ davvero arduo e complicato per una squadra del genere giocare con un uomo in meno per metà gara, soprattutto considerando il fatto che si stesse disputando un gara su un campo quasi impossibile da violare come l’ “Atleti Azzurri d’Italia”. Per chi, come il direttore Lo Monaco, diceva che questa fosse una squadra senza attributi, la risposta è pervenuta direttamente da quei giocatori che di attributi e di carattere ne hanno dimostrati a bizzeffe.
Se il Catania avesse avuto un tantino più di fortuna (di quelle, intendiamoci, che hanno avuto Chievo e Cagliari al “Massimino”) forse avrebbe potuto mandare in porto la gara, elevandosi a quota 20 punti in classifica. Purtroppo, il modo di giocare di questa compagine e le circostanze che, di volta in volta, si susseguono, palesano un solo fatto: i rossazzurri ottengono le proprie vittorie o le proprie sconfitte, il più delle volte, in maniera meritata. Mai un niente ottenuto fortunatamente o immeritatamente, mai. Se si vince o se si perde, la colpa è soltanto dei calciatori in casacca rossazzurra che non hanno saputo indirizzare nei binari giusti la partita pur non essendo – bisogna ammetterlo - particolarmente assistiti dalla dea bendata.
Poco male, insomma. Questo pareggio fa felici un po’ tutti, sia da una parte che dall’altra. Il primo tempo è stato di marca rossazzurra, il secondo è stato viceversa ad appannaggio nerazzurro. Un punto a testa e tutti contenti. Ciò che il Catania doveva dimostrare a Bergamo era il fatto di avere un cuore, un’anima ed un carattere, il tutto a scanso di equivoci. Bisognava riscattare le due debacle interne consecutive, e lo si è fatto parzialmente. Bene così. Adesso sotto con il derby.
Atalanta-Catania 1-1
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