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Catania-Novara 2-3: difesa bocciata
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A sorpresa, il Catania di Vincenzo Montella viene battuto in casa dal Novara di Attilio Tesser per 3-2 in gara unica, valevole per l’accesso agli ottavi di finale di Coppa Italia. I rossazzurri, pertanto, vengono eliminati dai piemontesi che, tra Dicembre e Gennaio prossimi, affronteranno a “San Siro” i campioni d’Italia del Milan, sempre in gara unica.
Una partita, quella tra Catania e Novara, giocata non certo su ritmi alti, dato il livello della competizione (purtroppo in Italia viene ancora snobbata) e disputata da formazioni imbottite di riserve (il campionato, come accade sempre in questi casi, incombe), la quale sembrava assolutamente in mano agli etnei durante il primo tempo, passati in vantaggio dopo pochi minuti con Lanzafame. La squadra rossazzurra era scesa in campo rispolverando il vecchio 4-3-3, accantonato proprio durante la sfida del “Piola” a Novara, con Campagnolo tra i pali, difesa con Alvarez, Bellusci, Spolli e Capuano, centrocampo formato da Sciacca, Paglialunga e Barrientos, tridente costituito da Lanzafame, Maxi Lopez e Catellani.
In generale, ciò che è piaciuto fin dall’inizio è stata la tranquillità con la quale il Catania giostrava palla a centrocampo, insieme con l’assoluto predominio territoriale. E’ stato interessante notare, innanzitutto, la posizione ricoperta da Barrientos, schierato da Montella come mezz’ala sinistra, ma con compiti sia difensivi che offensivi: infatti, quando la squadra si riversava in avanti, l’argentino aveva la licenza di accentrarsi e cercare l’uno-due veloce sia con Maxi Lopez che con Capuano, spesso libero sulla sinistra. Da lì, infatti, è nato il goal di Lanzafame, abile a tagliare l’area di rigore piemontese, sfruttando il perfetto assist rasoterra di Capuano dopo ottimo scambio con Lopez. Quando, viceversa, era il Novara ad attaccare, “El Pitu” non disdegnava la fase difensiva, facendosi trovare spesso a ridosso della sua area di rigore e a dare una mano ai compagni.
Mariano Paglialunga, partito finalmente titolare con la casacca rossazzurra in una partita ufficiale, ha ricoperto il ruolo di mediano di rottura che fino allo scorso anno era occupato da un certo Carboni. Il modo di giocare è abbastanza simile, anche se il rientrante centrocampista argentino possiede dei piedi sicuramente migliori dell’ex “Vichingo” rossazzurro. La sua caratteristica principale è quella, oltre che di fare schermo davanti alla difesa e filtro a centrocampo, anche rompendo il gioco avversario, è quella di scalare sulla linea dei difensori ogni qualvolta si presenti una situazione di contropiede o di momentanea scopertura del pacchetto arretrato.
Lanzafame, dal canto suo, oltre che aver timbrato per primo il cartellino, stavolta ha giocato nel suo ruolo ideale, cioè dire quello di esterno alto di un attacco a tre, svincolato da compiti eccessivamente difensivi, benché si sia visto spesso retrocedere sulla linea dei centrocampisti. Il tutto grazie all’aiuto in copertura del grande Fabio Sciacca, autore di una partita tanto di sostanza quanto di qualità lì in mediana.
La seconda frazione di gara, invece, è cominciata così come a Lecce, con gli avversari che prendevano immediatamente il pallino del gioco e schiacciavano i rossazzurri nella loro metà campo. Al posto dell’argentino Spolli è entrato Potenza, mentre al posto di Lanzafame è subentrato Llama. Proprio quest’ultimo, tornato nuovamente sul rettangolo verde di gioco dopo il grave infortunio al ginocchio, si è inizialmente alternato con Barrientos nel ruolo di mezz’ala sinistra e di esterno d’attacco, poi si è andato collocando nella linea dei trequartisti nel nuovo 4-2-3-1 ridisegnato dall’ “Aereoplanino”, con i due mediani davanti alla difesa e le tre mezzepunte a ridosso della boa Maxi Lopez.
Ciò che ha sorpreso maggiormente della band di Montella, soprattutto nel primo tempo, è stata la facilità di giocata, il più delle volte impostata ad un tocco solo e con palla filtrante, spesso scambiata con un uno-due al limite dell’area di rigore avversaria oppure attraverso tagli velenosi al centro dell’area piccola del portiere novarese. Ciò che invece ha fatto preoccupare, in particolare nei goal del Novara, sono stati rispettivamente la mancanza di coordinazione nell’attuare la trappola del fuorigioco da parte di tutto il pacchetto arretrato e lo sbilanciamento della squadra dopo un’azione d’attacco o un calcio piazzato a favore, denotando ancora scarso equilibrio tra i reparti.
La Coppa Italia avrebbe potuto rappresentare una vetrina molto importante, soprattutto per tutti coloro i quali si fossero voluti mettere in mostra. Più che altro, questo match è servito a testare la condizione fisica di alcuni elementi, soprattutto dei rientranti, oltre che a “ripassare” e, se possibile, affinare quel 4-3-3 che avrebbe dovuto rappresentare il cavallo di battaglia di questo Catania 2011/2012 ma che poi, per un motivo o per un altro, è stato accantonato.
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