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Catania, il sogno si chiama Europa League
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I tifosi, si sa, sono un popolo di sognatori. Sognano ad occhi aperti quando le cose vanno bene, criticano a più non posso quando le cose vanno male. Si sa, questo è il calcio. Il tifoso è questo, è un uomo a tutti gli effetti e come tale è soggetto a cambiamenti d’umore e d’opinione, alle volte repentini ed inaspettati, altre volte meno, prendere o lasciare. Il tifoso è spesso e volentieri come la bandiera, che volge il suo sguardo a seconda di dove soffia il vento; è pronto ad esaltare la propria squadra del cuore nel momento in cui tutto va a gonfie vele, è pronta viceversa a massacrarla quando tutto volge nel peggiore dei modi. E’ allo stesso tempo il bello e il brutto calcio, è così.
Ma nel pallone esiste anche un altro tipo di uomo, che di mestiere non fa il tifoso ma bensì l’allenatore. E’ una persona come tutte le altre (anche se non si direbbe visto l’importanza del ruolo che ricopre), che vive di sentimenti, di sensazioni, di emozioni. E non è che differisca molto dal tifoso, in fondo in fondo, poiché magari riesce (per dovere o per necessità) a mascherare tutto ciò che gli passa per la testa, perché lui deve rimanere sempre freddo e lucido, non deve farsi sopraffare dagli umori della piazza ed ha per giunta l’ingrato compito di “gettare acqua sul fuoco” ad ogni occasione, sia essa positiva o negativa. E’ questo, in fondo, il mestiere dell’allenatore, un uomo storicamente “solo” contro tutto e tutti, che deve necessariamente andare dritto per la propria strada senza lasciarsi distrarre dai rumors della piazza e della stampa. Deve in pratica tapparsi le orecchie ed isolarsi dal mondo, non deve soprattutto lasciarsi distrarre dalle sirene ammaliatrici e tentatrici. Ma lo abbiamo detto, l’allenatore rimane pur sempre un uomo e come tale deve confrontarsi con le sue emozioni di umano. E in fondo, cosa ci sarebbe di male?
Beh, sicuramente l’incarico che ricopre non potrà farlo certo “sbottonare” più di tanto, però alzi la mano chi non crede che Vincenzo Montella sia entrato nel mondo dei sogni a braccetto con i tifosi rossazzurri. E’ vero che una rondine non fa primavera, cioè dire che dopo 9 giornate di campionato non sia tempo di certezze assolute sul futuro né tantomeno di verdetti ufficiali, però è pur vero che sognare, in fondo, non costa nulla. A cosa pensi, Montella? Pensi forse alla fortuna che ti è stata concessa nel venire ad allenare il Catania? Pensi forse alla rosa che la Società ti ha messo a disposizione e che fino ad ora sta producendo ottimi risultati, oltre che sprazzi di bel gioco e personalità da vendere, mai vista fino ad ora? Pensi forse alla tua bravura di allenatore, alla tua abilità nel leggere le partite, al tuo non scoraggiarti mai se vai in svantaggio, al tuo saper dimostrare di avere coraggio da vendere e di saper rimontare, alla compattezza che stai dimostrando di dare al gruppo, facendo sentire ad uno ad uno i componenti della tua rosa come interamente parte di questo nuovo progetto Catania? O pensi forse all’Europa League, da raggiungere per via diretta o per vie traverse? Se lo chiedono in tanti, ormai.
Quel che fino ad ora abbiamo capito da questi 14 punti totalizzati è che finalmente la squadra ha acquisito una consapevolezza nei propri mezzi assolutamente sconosciuta da queste parti da almeno un paio d’anni a questa parte. La Società, da parte sua, ha fatto il proprio dovere mettendo a disposizione del tecnico una rosa all’altezza di un campionato di Serie A, se non da vertice, quantomeno da zona centrale della classifica. Anche i programmi dell’azienda Calcio Catania, in fondo, sono cambiati: non si parla, infatti, di salvezza (anche se resta sempre e comunque l’obiettivo minimo) ma ormai è un traguardo “minimo” a cui più nessuno crede più, neppure il più credulone di turno, poiché le convinzioni sui propri mezzi sono altre rispetto a quelle sventolate a parole, purtroppo poi mai dimostrate a fatti lo scorso anno. E fa un certo effetto, in fondo, vedere un tifoso qualunque che, invece di guardare le squadre che ci stanno sotto in classifica, guarda viceversa quelle che ci stanno sopra, magari inconsciamente, per carità, però sintomo di una voglia di rivalsa e di obiettivi di prim’ordine finalmente tirati fuori dall’anima.
E allora (a patto però di non esagerare troppo) perché non sognare, fantasticare con la mente, facendo voli pindarici ed immaginando qualificazioni europee di qua e di là? Perché negare quantomeno ai tifosi, la vera anima di questo sport, questa sensazione di sogno e di magia? In fondo, non se lo meriterebbero pure per la maturità che hanno acquisito negli ultimi anni? Soprattutto, qualora si dovesse continuare su questo andazzo altamente positivo e produttivo, sarebbe solamente un premio in più per tutti quantomeno poter lottare per competizioni più prestigiose, non credete? Il tutto sarebbe il giusto coronamento di un lavoro svolto fin qui in maniera piuttosto egregia da parte di Montella, del suo staff e dei suoi uomini. Perché negarci questa possibilità? Perché non poterci illudere? In fondo, quale peccato si commette nel fare ciò?
D’altro canto, però, bisogna scontrarsi con una realtà più prettamente materiale e meno illusoria e vana che potrebbe destarci da quest’aura di sogno, e farci catapultare bruscamente nella realtà. Poniamo il caso, infatti, di una possibile qualificazione europea: dove si dovrebbero disputare le partite casalinghe del Catania? Lo stadio “Angelo Massimino”, seppur rattoppato alla bell’e meglio negli ultimi anni per accogliere nella miglior maniera possibile il ritorno dei rossazzurri nella massima serie, non possiede i requisiti UEFA necessari per lo svolgimento della partite interne nelle coppe europee. Infatti, la capienza minima di uno stadio utilizzabile per le competizioni UEFA è di 10.000 posti tutti a sedere. Per “posti a sedere” si intendono quelli dotati di sedute numerate, fissate al suolo, separate le une dalle altre, anatomiche e munite di schienale di un’altezza minima di cm 30.
Nel caso in cui nello stadio dove la società richiedente la Licenza disputa abitualmente le proprie partite interne siano presenti anche posti non conformi a tali caratteristiche, questi ultimi non devono essere messi in vendita in occasione di gare di competizioni UEFA e i relativi settori devono rimanere inaccessibili al pubblico. Il settore destinato ai sostenitori della squadra ospite, inoltre, deve avere una capacità di almeno il 5% di quella complessiva. Infine, bisognerebbe evitare che gli spettatori possano spostarsi liberamente da un settore all’altro o da un sotto-settore all’altro, tranne che nel caso di procedure di evacuazione in atto.
A questo punto, il Presidente Pulvirenti afferma come sia tutto apposto e perfettamente a norma, che insomma non ci siano problemi né tantomeno ostacoli alla disputa di competizioni europee all’intero del nostro caro vecchio “Cibali”, mentre le norme UEFA dicono l’esatto contrario, dato che solo 10 stadi in Italia dispongono della “Licenza”: lo Stadio Friuli di Udine, lo Stadio Artemio Franchi di Firenze, lo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, lo Juventus Stadium di Torino, lo Stadio Via del Mare di Lecce, lo Stadio San Paolo di Napoli, lo Stadio Renzo Barbera di Palermo, lo Stadio Olimpico di Roma, lo Stadio Luigi Ferraris di Genova e lo Stadio Olimpico di Torino.
A noi non interessa chi ha ragione o meno: sta di fatto che per il tifoso catanese, appassionato alla follia della propria squadra del cuore, sia già importante vedere il proprio team crescere sempre di più e che un giorno possa portare il nome della propria amata città in Europa e nel mondo. Sarà possibile tutto ciò? Noi ce lo auguriamo di vero cuore. Alla fine, come sempre, chi vivrà, vedrà.
Vincenzo Montella
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